Come capire il pianto del neonato – Il perché di ogni lacrima

Come capire il pianto del neonato – Il perché di ogni lacrima

Dentinale


Come fa il neonato a dire a mamma e papà che ha fame, o vuole essere cambiato o gli sta spuntando un nuovo dentino? Semplice, piange. Ed è proprio questo il suo linguaggio e il suo modo di esprimere emozioni e stati d’animo.
Ma durante i primi mesi di vita questa particolare comunicazione spaventa e mette in crisi i neo-genitori, perché spesso è difficile capire il pianto del neonato e quindi diventa quasi impossibile calmarlo.

PERCHÈ PIANGE?
Ogni lacrima del bimbo ha una sua particolare causa:
– ha fame;
– ha il pannolino sporco;
– è stanco;
– è malato;
– ha una colica;
– ha caldo o freddo;
– si sente solo;
– prova dolore per un nuovo dentino che gli sta tagliando la gengiva.
Il bambino capisce quasi da subito che il pianto è il suo modo per richiamare l’attenzione di mamma e papà. Piangendo esprime ogni disagio e bisogno, e i genitori devono imparare a mettersi nei panni del proprio figlio per capirne ogni necessità.

COME RICONOSCERE OGNI PIANTO
Ogni pianto del neonato è diverso, e accompagnato da un particolare linguaggio corporeo, è quindi fondamentale ascoltare e osservare bene il piccolo, per provare a capire il motivo delle sue lacrime.
Questa “intuizione” non è per niente semplice, e ci vuole del tempo per comprendere il linguaggio del proprio bimbo.
La cosa importante è non aver paura di sbagliare, è sempre meglio provare a rispondere alle richieste del piccolo piuttosto che non fare niente. E se si sbaglia nel rispondere non importa, ogni piccolo “errore” aiuterà il neonato a compiere progressi nel farsi capire.
Basatevi anche sul vostro intuito e fatevi delle domande: quanto tempo è passato dall’ultima poppata? E dal pisolino? C’è troppo caldo, troppo freddo? C’è un rumore o un profumo troppo forte?
E soprattutto, quali caratteristiche ha questo pianto?

Fame: il pianto è insistente e il neonato si mette in bocca la sua manina chiusa a pugnetto, inoltre cerca il capezzolo e non si calma in alcun modo. Cosa fare? In questo caso basta dargli il suo latte guardandolo negli occhi per rassicurarlo.
Dolore: il pianto è acuto e breve ed è interrotto da brevi pause di apnea del respiro. Cosa fare? Potete provare a cercare la zona dolorante tastando dolcemente con i polpastrelli le varie parti del suo corpo.
Sonno: il pianto è lamentoso e assomiglia a un piagnucolio e il piccolo sbadiglia e sbatte le palpebre. Cosa fare? L’unica soluzione è abbassare la luce, fargli qualche coccola e addormentarlo dolcemente.
Disagio: è il caso in cui il neonato ha freddo o caldo, oppure è bagnato. Il pianto è forte e insistente, ma comunque meno stridente di quello causato dal dolore. Cosa fare? Bisogna capire la causa del disagio toccandolo: se è sudato scopritelo, se ha invece la nuca fredda copritelo. Se invece ha il pannolino sporco è sufficiente cambiarlo.
Noia: il pianto assomiglia a un lamento. Cosa fare? Provate a distrarlo, prendendolo in braccio o parlando con lui.
Colichette: il pianto comincia in genere verso sera ed è particolarmente insistente, il bimbo alza le ginocchia verso l’addome e il suo volto è contratto in un’espressione di dolore. Cosa fare? Consolatelo e coccolatelo. Provate a fargli un massaggio sul pancino girando attorno all’ombelico in senso orario e alzandogli le ginocchia per favorire l’uscita dell’aria dalla pancia.
Si sente solo: il pianto assomiglia a dei versetti e il piccolo si guarda intorno cercandovi, e finisce non appena lo prendete in braccio. Cosa fare? In questo caso potete prenderlo in braccio o anche, più semplicemente, fargli una carezza per soddisfare il suo bisogno di compagnia e stimolare la sua autostima.

COSA FARE SE SIETE INDECISI
Quando non riuscite a interpretare i messaggi di vostro figlio, può essere utile seguire alcuni accorgimenti:
– dategli dell’acqua o il ciuccio;
– cantategli una ninna-nanna prendendolo in braccio e cullandolo;
– accarezzatelo dolcemente parlandogli e tenendolo a pancia in giù sulle vostre ginocchia;
– controllate che il pannolino non sia bagnato o che il piccolo non sia sudato e accaldato;
– sistemategli la testa sulla spalla picchiettandolo sulla schiena in modo da favorire la fuoriuscita di aria dallo stomaco.
E soprattutto siate pazienti, questa fase non dura molto a lungo; infatti il bambino dopo i primi mesi può esprimere i suoi desideri non solo con il pianto e gli strilli ma anche in modo diverso: sorridendo, facendo smorfie o lallando.

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